Ti faccio un grafico? – Ioni

In un passato non troppo lontano ho sperato che la lettura di qualche libro di neuroscienza mi avrebbe aiutato a capire come funziona il cervello; e qualcosa, forse, l’ho pure capita, ma un dubbio è per adesso rimasto insoluto: perché certe sezioni della tua memoria sembrano riservate a delle informazioni che ti sembrano inutili, ovvero a delle cazzate? Perché devo ancora ricordare il testo di Non dirgli mai Il tuo maglione lungo sulle mani quel seno che non è cresciuto più le corse in bicicletta a primavera il vento profumava anche di te di questo tempo in due solo fotografie di Gigi D’Alessio dopo 15 anni dalla sua uscita? Sarei tentato di finanziare questa ricerca, se solo avessi qualche milione di euro da parte (lanciamo un crowfunding, che ne dite?).

Tra le cazzate che ricordo ancora bene, vi è un gioco adolescenziale che consiste nel ripetere velocemente la parola ionico (provateci: IonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonico…) ! Ecco ciò che la parte non stupida della mia mente deve sopportare quasi giornalmente quando lavoro, visto che spesso lavoro con degli ioni!
E anche voi potreste cadere nello stesso corto circuito visto che, anche se inconsapevolmente, avete a che fare ogni giorno con gli ioni! Gli ioni sono come il mare, arrivano all’improvviso e non sai mai da dove. Arrivano dallo spazio e potrebbero essere i responsabili di melanomi per i piloti e l’equipaggio in cabina degli aerei, ma anche per chi viaggia spesso in aereo. Sono facilmente prodotti della particelle Alfa emesse per esempio dal Radon che si trova, molto probabilmente, nei materiali di cui la vostra casa è costruita (per questo motivo, oltre che per le flatulenze, si dovrebbe areare la casa il più spesso possibile). Gli ioni (di sodio e cloro) sono presenti quando salate l’acqua per le vostre pietanze. Ci si può anche asciugare i capelli con gli ioni negativi che caricano negativamente il capello, compattandolo e lisciandolo.
Quelli di Litio servono nella maggior parte delle batterie comunemente impiegate nell’elettronica di consumo.
Insomma gli ioni ci sono sempre stati e sempre ci saranno, dobbiamo solo imparare a viverci immersi. Volendo possiamo anche osservarli. Come?
Questo è il problema che ho dovuto affrontare tempo fa al lavoro. Vi do la ricetta nel caso aveste anche voi tale problema:
  • Prendete un pezzo di quarzo e grattatelo fino a farlo diventare opaco;
  • mettetelo in una camera a vuoto spinto, ovvero dove non c’è quasi nulla oltre il vuoto;
  • prendete i vostri ioni;
  • inviateli in massa verso il pezzo di quarzo;
  • aspettate una manciata di nanosecondi. Il quarzo diventerà luminescente un po’ come nella figura qui giù, dove ho utilizzato ioni di Argon di un keV di energia (ovvero 1000 elettronvolt, ovvero 1,602176565 x 10-16 J; per rendere l’idea 4.184 J sono l’energia necessaria per innalzare di 1 °C (da 14,5 a 15,5) la temperatura di 1 g di acqua distillata a pressione di 1 atm.);

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Dunque gli ioni esistono e fanno male al povero quarzo. Ma come posso quantificarli? Come posso sapere quanti ioni vengono impiantati su un materiale?
Anche questo è un problema che ho dovuto affrontare tempo fa al lavoro. E anche in questo caso, vi do la ricetta qualora aveste anche voi tale problema, magari quando vi asciugate i capelli con il fohn ionico.
La prima cosa da fare è analizzare la foto su per ottenere il grafico 3D qui giù!
L’analisi consiste nel misurare il livello del segnale della tuo detector CCD (in questo caso installato nella mia macchina fotografica) in funzione dello spazio, cioè misurare la distribuzione spaziale del tuo fascio ionico e sapere a quale parte del materiale hai deciso di muovere guerra.
Surface PlotIn questo modo potrai sapere su quale area punta il tuo cannone ionico. Ciò fatto, non ti resta che misurare la corrente ionica (IC) nel tuo campione (conduttore) e il tempo di irradiazione. Applicando tale formula
Sans titre
dove e è la carica elementare, è possibile conoscere la fluenza ovvero la quantità di ioni che arrivano nel tuo campione in un lasso di tempo ben preciso. Adesso il tuo fascio ionico è ben caratterizzato!
 A volte nella nostra vita ci troviamo a convivere con delle cose che ci fanno male (per esempio i fasci ionici) o che ci destabilizzano (per esempio ricordare il testo di Non dirgli mai), e spesso l’unica soluzione per non finire nel baratro è conoscere tali cose per affrontarle meglio. Per adesso le mie ricerche mi hanno portato a studiare e conoscere i fasci ionici, e spero che questi grafici/equazione vi torneranno utili se anche voi doveste trovarvi difronte dei fasci (ionici o meno)/ionici (a fasci o meno) che hanno deciso di rendere meno tranquilla la vostra esistenza! Per quanto riguarda ciò che mi destabilizza, sono ancora lontano dal trovare una risposta, ma nel più roseo dei casi vi terrò informati con qualche altro grafico!
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4 pensieri su “Ti faccio un grafico? – Ioni

  1. hai mai preso in considerazione la drammatica ipotesi che ad una parte del tuo cervello (all’incirca quella che va dal lobo temporale superiore alla corteccia del cingolo) possa piacere Gigi D’Alessio? In alternativa penso che con la Schadenfreude (una sorta di compiacimento per la sofferenza) te ne esci pulito 😛

    • Preferisco la Schadenfreude alla drammatica ipotesi! Comunque, Gigi a parte, mi chiedo che meccanismi usa il cervello per mettere da parte alcune informazioni (e magari ricordarle a vita) e dimenticarne altre. Se ne sai qualcosa o hai qualche articolo che affronta l’argomento, sono tutto occhi!

      • Per quanto la memoria resti un fenomeno tanto affascinante quanto complesso, tutto sommato è per gran parte compresa. L’analisi del gusto e delle nostre reazioni in risposta all’osservazione della realtà, invece, sta fiorendo solo da pochi anni, con il nome di neuroestetica, grazie all’avvento delle tecniche di risonanza magnetica funzionale (autore di riferimento Semir Zeki).
        Provo a concentrarmi sul primo aspetto, quello della memoria. Si tratta di fenomeni di long term potentiation delle sinapsi, cioè modifiche nel rilascio di certi neurotrasmettitori e nei recettori che li ricevono nel terminale post-sinaptico. In buona sostanza, sulla base di come un certo stimolo viene presentato al cervello, la sinapsi subirà delle modifiche definitive che ne determineranno per sempre il comportamento. Il fatto che quella sinapsi scaricherà in un certo modo (e le sinapsi che seguono a cascata) corrisponde ad un ricordo. Non c’è quindi un cassettino dove riponiamo i nostri ricordi, questa è un immagine poetica poco aderente alla realtà. La memoria infatti è una funzione dinamica, ricordare è un processo attivo (e questo la dice lunga sulla veridicità dei nostri ricordi). Le aree in cui si verificano questi meccanismi sono prevalentemente aree antiche da un punto di vista evoluzionistico (tant’è che stanno nella parte più interna del cervello, quella che più somiglia ai cervelli delle specie meno evolute): in primis l’ippocampo (da cui si diparte l’ormai storico circuto di Papez) e tutte le zone della corteccia del cingolo (paragonando il cervello ad una mela, il cingolo corrisponderebbe alla zona attorno alla parte in cui stanno i semi, per cui per vederlo dovresti tagliare la mela in due).
        Queste zone (e qui sta il punto chiave) sono profondamente legate alla elaborazione delle emozioni. Come possiamo facilmente capire sulla nostra pelle, infatti, l’elemento discriminante che agisce su cosa salvare e cosa no (l’equivalente degli amanuensi medioevali!) è proprio la componente emotiva. Veniamo quindi a Gigi e a tutta quella gamma di musiche che hanno la sgradevole capacità di appiccicarsi nel nostro cervello anche solo dopo un ascolto. SI tratta di melodie orecchiabili o di contenuti patetici che, per quanto la “parte razionale” del nostro cervello disapprovi, hanno la capacità di commuoverci. Quelle aree legate all’emotività, infatti, si sono evolute e sono state mantenute per via del vantaggio evolutivo che hanno comportato, ovvero la possibilità di empatizzare e di modulare forme primordiali di comunicazione. Che ci piaccia o no, il nostro cervello si emoziona per quei ritmi e quelle melodie, per questo le ritiene importanti e le conserva. Che poi la parte più evoluta del nostro cervello, forte delle acquisizioni culturali, intervenga da censore, è un’altra questione.
        Sul perché certe cose ci impressionano più di altre ci sarebbe da considerare caso per caso le modalità in cui gli stimoli si presentano, in che contesto, con quali persone attorno, e le condizioni d’animo in cui ci trovavamo. Ad esempio, per tornare al nostro filo conduttore (Gigi) e riannodare le fila, mi torna in mente solo ora (!) che in gita in Toscana con Bisicchia (c’eri pure tu!) lo ascoltammo per diverse ore in autobus (ecco svelato l’arcano!) 🙂

      • Hai colto nel segno, forse è proprio Bisicchia il motivo! Te ne accorgerai nel prossimo post. Quindi anche dire Ionicoionicoionico mi emoziona? Come sono stolto 😀

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