Ti faccio un grafico*** – Carta igienica

Io cerco di non usare carta igienica. L’avversione deriva dal fatto che, siccome non la vogliamo normale crespa riciclata, la facciamo con la polpa di cellulosa …io preferisco usare limitatamente la carta e andare di mano.

Così ha risposto il geologo Mario Tozzi, intervistato da Radio 24, riguardo il lavaggio dell’ano dopo la defecazione. Sicuramente sarebbero poche le persone, almeno in “Occidente”, pronte a seguire il suo esempio, imbrattandosi le mani quotidianamente; l’utilizzo di carta igienica sembra ancora un’inevitabile scelta. Ma la domanda sorge spontanea, almeno nella mia testa: quanta carta igienica consumiamo e quindi quanti alberi tagliamo annualmente per la nostra igiene anale. Per rispondere a tali domande dobbiamo lanciarci in svariati calcoli e differenti ipotesi, a volte azzardate. Dobbiamo sapere, innanzitutto, quanti strappi di carta igienica vengono usati per atto. Facendo qualche ricerca su internet (qui, qui, qui, …) sembrerebbe che mediamente si utilizzino circa 10-15 strappi, valore che dipende essenzialmente da due fattori: la morbidezza delle feci e la paura di traforo del pulitore.

Adesso sarà necessario sapere quanto tempo dura mediamente un rotolo di carta igienica. Per avere questa informazione dobbiamo conoscere quanti strappi ha un rotolo di carta igienica e la cadenza cacatoria. Dopo numerose ricerche, ho isolato un campione di una decina di tipi di carta igienica (ho evitato i maxi-rotoli) di diverso prezzo e grammatura. Il valore medio è di 217 strappi per rotolo come indicato nella figura in basso.

Strappi_rotolo.png

Considerando una media defecativa giornaliera di 1 (c’è chi lo fa due volte al giorno, chi una ogni tre giorni), troviamo 3650-5475 strappi per anno, ovvero tra i 17 e i 25 rotoli annui per persona. Come dicevo le diverse marche, producono rotoli con diversa grammatura a seconda della quantità di veli per strappo e della qualità della cellulosa stessa. Valori tipici variano tra i 16 e i 30 grammi per metro quadrato. Questo è coerente con ciò che ho misurato nella mia sala da bagno. Le dimensioni di uno strappo della carta igienica che uso attualmente sono 9 cm (larghezza)*12.7 cm (lunghezza). Ogni rotolo possiede 300 strappi e pesa 110 grammi (cartoncino interno escluso ovviamente). Dunque abbiamo: Sans titreCiò equivale a circa (prendo i 110 grammi per rotolo come valore) 2-3 kg di carta igienica per anno. Secondo questo articolo si arriva anche a 17 kg per i britannici, 20 per gli statunitensi e 4 nei paesi baltici. Possiamo lanciarci in due calcoli, uno ottimistico in cui consideriamo 3 kg come media mondiale ed uno pessimistico di 6 Kg.

Ci mancano ancora due dati per sapere qual è l’impronta ecologica delle cacate dell’umanità. Il primo dato è la quantità di persone che utilizza la carta igienica, il secondo quanti kilogrammi di carta igienica vengono prodotti per albero.

La prima domanda potrebbe sembrare ovvia per un “occidentale”, ovvero 7 miliardi circa. Penso che per la maggior parte degli occidentali, l’utilizzo della carta igienica sia un atto naturale e necessario come respirare o bere. Ma fortunatamente la doxa occidentale non è sempre corretta e altri modelli sono spesso utilizzati. Sapere quante persone usano la carta igienica non è molto facile. In generale la carta igienica è diffusa soprattutto nella cultura occidentale (Europa e USA e “derivati”), molto meno in quella orientale. Gli indiani per esempio non usano carta igienica. Sembrerebbe che anche i cinesi non siano grandi consumatori di carta igienica, almeno per il momento. E  i musulmani lo devono fare con cautela, visto che Allah li sorveglia anche quando si liberano dei loro peccati materiali. Il pudore dei giornalisti e la vergogna di chi risponde non permettono una statistica completa; per questo motivo fornire un dato esatto non è per niente semplice. Anche in questo caso prendo in considerazione due possibilità: 2 o 4 miliardi di persone utilizzano carta igienica quotidianamente.

Ci siamo quasi! Calcoliamo adesso la quantità totale di carta igienica consumata nel mondo. Tale valore dovrebbe essere compreso tra 6 miliardi (2 miliardi di persone per 3 kg) e 24 miliardi (4*6 kg) di kg. Quanti alberi sono necessari per produrre tale quantità di carta igienica? Un albero produce 45 kg di carta igienica*, quindi troviamo 6/24 miliardi di kg /45 kg=130-530 milioni di alberi l’anno.

Un articolo pubblicato recentemente su Nature ha stimato una densità di alberi di circa 429 alberi per ettaro, ovvero circa 23 m2 per albero. Qui giù un grafico tratto dall’articolo di Crowther et al. 2015

cro2015

Questo vuol dire che tagliamo tra i 3 mila e i 12 mila km2 di foreste ogni anno per allietare quotidianamente le nostre giornate (per intenderci, la Sicilia ha una superficie di 25 mila km2). Lo stesso articolo afferma che al mondo ci siano circa 3000 miliardi di alberi nel mondo quindi per concludere meno dello 0.02 % degli alberi è tagliata e finisce nelle nostre fogne. Potrebbe sembrare una quantità infinitesimale, ma bisogna fare alcune considerazioni. La prima è che tale carta non può essere riciclata, la seconda è che l’impronta ecologica della sua produzione non risiede solo nella materia prima, ma pure nell’energia utilizzata durante il processo di trasformazione della materia prima (taglio degli alberi, estrazione della cellulosa, produzione carta igienica) e durante il lungo trasporto del prodotto finale verso i nostri cessi. Entrare nel dettaglio di ogni processo è cosa abbastanza ardua e servirebbero altrettanti Ti faccio un grafico?.

Non so quale sia l’effettivo apporto dell’utilizzo della carta igienica al riscaldamento globale. In attesa di scoprirlo, seguo il consiglio di Tozzi, e nel mio cantuccio cerco di limitare il suo utilizzo**, cercando di creare il disagio minore al nostro ambiente e al mio ano.

Al prossimo grafico!

*Riferimento bibliografico non molto accurato. ** Per esempio non andando in bagno per giorni in modo da far seccare al cacca e consumare meno carta igienica nella post-defecatio. *** Il grafico più importante di questo post è stato copiato da un articolo pubblicato su Nature, quindi per essere più preciso il titolo del post dovrebbe essere Ti mostro un grafico… ma per questioni di policy del blog, non mi è stato permesso. Non me ne vogliate.

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Partenza

Avevo terminato le lacrime per mostrarle la mia riconoscenza.
I miei occhi ormai aridi, un humus di ricordi fra le conosciute vie.
Il mio leggero sguardo non aveva più prede, se non la realtà.

Avevo terminato le lacrime per mostrarle la mia paura.
La mia angoscia non bagnava più i miei piedi,
L’ansia seguiva felice il mio passo.

Non aveva più meta il mio lento camminare,
se non calpestare,
per l’ultima volta,
quella realtà.

Paris_Panorama.png

Upstream – Risalendo la corrente

How long did it rain yesterday?

Passing ruthless through cities;
those rivers,
where do they get the water from?

Swimming in directions
opposite to gravity
as a goofy salmon
with no bears to fear

Climbing smooth walls
of fog and drizzle
big salamander
afraid of height

The cry of the marmot
announces
our out-of-placeness
in this land

Birds of prey
hover around
showing off their
slender figures

Snaking out,
earthly paths
lead the way
to the sky we long to see

 

upstream
Foto di Salvatore Minissale

 

Quanto ha piovuto da ieri?

Attraverso città spietati;
questi fiumi,
da dove arrivano le loro acque?

Nuotiamo in direzioni
opposte alla gravità
come salmoni goffi
con nessun orso da temere

Scaliamo pareti lisce
di nebbia e gocce leggere
grandi salamandre
che odiano l’altezza

Il grido della marmotta
annuncia il nostro
esser fuori luogo
su questa terra

Uccelli rapaci
aleggiano
ostentando
la loro snella figura

Serpeggiando,
cammini terrosi
ci guidano verso il cielo
dall’agognata vista

 

Salvatore Minissale

Ascesa – Ascending

Il respiro della civiltà
ascende in sordina,
sottofondo attutito dalla vertigine.

L’agrifoglio sull’orlo del precipizio,
bacche vermiglie sfidano
il vuoto.

Nebbia che si disperde,
vapore evaporato,
d’improvviso mostra
la grandezza del selciato calcareo.

 

agrifoglio
Foto di S. Minissale

 

Breath of civilization
damped ascends,
background muffled by vertigo.


The holly on the edge of the cliff,
scarlet berries challenge
the void.

Fog scattering,
evaporated vapour,
suddenly shows
the splendor of the limestone.

Salvatore Minissale

Nuova Epica Sicitaliana

Pedante e pedagogo, un’evidente radice comune (dal greco pais, fanciullo), una differenza di significato abbastanza netta.
Un pedagogo deve essere necessariamente pedante?
Non credo, un pedante spesso lascia solo ricordi negativi mentre penso che un pedagogo sia qualcuno capace di lasciare delle tracce utili e positive. Questi due aggettivi sono chiaramente abbastanza soggettivi e solo il tempo può caricarli di un concreto valore, che rimane comunque personale. Adesso, dopo un decennio, dalla fine dei miei studi obbligatori, mi accorgo che parecchie tracce, allora considerate solo semplici simpatici gradevoli graffi, si rivelano tutt’altro che innocue e probabilmente utili. Chiamerò il professore che alcune di tali tracce ha segnato, BA; BA come il tragitto Biancavilla-Adrano che ogni mattino ero costretto a intraprendere per recarmi al tempio della sacra istruzione obbligatoria di secondo grado.

Il fluire pedagogico di BA era contraddistinto, tra le altre, da tre caratteristiche: la prima, la più innocua, era aver creato un personaggio pseudo fittizio senza qualità da utilizzare come meglio pensava nelle sue storielle o parabole (darò il nome di Minissali a tale personaggio); la seconda caratteristica era il frequente utilizzo del sicitaliano, ovvero una miscela aleatoria di siciliano e italiano. Infine, la terza peculiarità era un maniacale e ricorrente utilizzo di alcune parole, che risultavano per questa ragione svuotate di significato agli occhi dei suoi acusmatici.  Queste due ultime caratteristiche (ben miscelate con un costante disaccordo tra aggettivo, sostantivo e verbo, in genere e numero) decredibilizzavano ai tempi la sua figura, almeno ai miei occhi. Mi accorgo, adesso, che proprio grazie a tali caratteristiche, non so quanto volontariamente utilizzate, le sue lectio magistralis hanno assunto per me un carattere quasi epico. Le parole ricorrenti erano come un tamburo tribale che dettava il ritmo nella sua danza leggiadra fra i grafitici banchi di scuola. Il sicitaliano un’armonia che caricava di epos la sua favella. Ritmo e armonia che creavano una Nuova Epica in salsa Sicitaliana (NES). È forse la potenza espressiva del NES che lo rende pedagogicamente attraente ed efficace. È sicuramente la potenza espressiva del NES che permette a BA di lasciare tracce e rendere ancora vivi nella mia memoria alcune poesie/autori/testi. BA non crea nuove forme e nuove storie. Con un lavoro di riadattamento crea un mondo non nuovo ma originale, abitato da personaggi e luoghi antichi, vestiti di una luce nuova. Il NES viene applicato a tutte le letterature: Ulisse è un bruto scaricatore di porto, il miles di Plauto non è più gloriosus, Carducci un poeta dialettarele. Ma il NES di BA raggiunge forse il suo apice nella creazione di una nuova Commedia. BA risciacqua i suoi panni nello Ionio e riscrive così la sua Divina Commedia aggiungendo prosopopea qb. Uno degli esempi più fulgidi di ciò che il NES è, è senza dubbio la spiegazione della legge del contrappasso, ecco un estratto:

“Faciti finta ca iu sugnu Danti, e vai’a spiegari a legge du contrappasso. Comu fazzu? Pigghiamu ‘n cristianu a casu, Minissali. Iddu na sa vita na fattu di cotti e di crude, fimmini, cosi… insomma è ‘n pezzu di … (gesto rotatorio della mano), diciamo un mascalzone. Perciò quannu u signuruzzu decide di mmazzarlo, u bbia all’Inferno. Ora u problema è che a Minissali ci piace assai a Cocacola, ed è qui che entra in gioco la legge del contrappasso. U Diavulu, che per definizione è diabolico comu sulu u Diavolu, invintau sta regola. Ppi farici capire ca nan sa viviri assai Cocacola, Minissali sarà punito per l’eternità in questo modo: du diavoli di basso rango u pigghiunu ogni matina versu i 7 e ci ziccunu na sucalora nda ucca. Da questo tubo cola Cocacola in continuazione ma con un cannaggio abbastanza forti da fare ffuccari Minissali, e la Cocacola ci nesci da tutti i purtusi, a ucca, a nasca, l’aricchi… e macari basta (gesto rotatorio della mano). Chissa è la legge del contrappasso fisica. Ma ne esiste un’altra di tipo mentale. Sempre i du diavoli risbigghiano ogni matina Minissali e lo incatenano in una serra assolata, screenshot_2016-12-10-01-28-05dove ci sono 40°C, di fronte a una vetrina. Una volta incatenato, i diavoli rapuno la tendina della vetrina. Quello che Minissali vede è uno spettacolo raccapricciante. Un sciume di Cocacola, menza ghiacciata, scorre di fronte a lui. Quando iddu comincia a sudare arrivano famiglie di dannati che piantano l’ombrellone in una spiaggetta e poi si bbiano ndo sciumi per rinfrescarsi. Giocano a palla e a racchettoni, mettono il meloni in una ansa per rinfrescarlo. E bevono Cocacola ghiacciata a garganella. Intanto Minissali suda e soffre. E suderà e soffrirà per l’eternità guardando sto sciumi di Cocacola.”

Cercando di essere un buon pedagogo, BA spiega la legge del contrappasso, ma parallelamente la utilizza con un altro scopo: sferzare un attacco agli eccessi del consumismo. La Coca-cola è qui rappresentata in maniera diabolica. Essa arriva fredda dai meandri caldi dell’inferno, per corrompere l’uomo, gettandolo nello sconforto, mostrandogli oasi di pace destinate presto a dileguarsi. Per fare tutto ciò BA costruisce una cornice solida basata sulla calura, sul sudore, sulla una luce prepotente, sulle visioni estive che un uomo del sud ha sicuramente sperimentato nella sua vita. Come una aedo, cerca un terreno comune con il pubblico per imbastire la sua storia, per costruire la sua epica, la sua Nuova Epica Sicitaliana.

Ti faccio un grafico? – Ioni

In un passato non troppo lontano ho sperato che la lettura di qualche libro di neuroscienza mi avrebbe aiutato a capire come funziona il cervello; e qualcosa, forse, l’ho pure capita, ma un dubbio è per adesso rimasto insoluto: perché certe sezioni della tua memoria sembrano riservate a delle informazioni che ti sembrano inutili, ovvero a delle cazzate? Perché devo ancora ricordare il testo di Non dirgli mai Il tuo maglione lungo sulle mani quel seno che non è cresciuto più le corse in bicicletta a primavera il vento profumava anche di te di questo tempo in due solo fotografie di Gigi D’Alessio dopo 15 anni dalla sua uscita? Sarei tentato di finanziare questa ricerca, se solo avessi qualche milione di euro da parte (lanciamo un crowfunding, che ne dite?).

Tra le cazzate che ricordo ancora bene, vi è un gioco adolescenziale che consiste nel ripetere velocemente la parola ionico (provateci: IonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonico…) ! Ecco ciò che la parte non stupida della mia mente deve sopportare quasi giornalmente quando lavoro, visto che spesso lavoro con degli ioni!
E anche voi potreste cadere nello stesso corto circuito visto che, anche se inconsapevolmente, avete a che fare ogni giorno con gli ioni! Gli ioni sono come il mare, arrivano all’improvviso e non sai mai da dove. Arrivano dallo spazio e potrebbero essere i responsabili di melanomi per i piloti e l’equipaggio in cabina degli aerei, ma anche per chi viaggia spesso in aereo. Sono facilmente prodotti della particelle Alfa emesse per esempio dal Radon che si trova, molto probabilmente, nei materiali di cui la vostra casa è costruita (per questo motivo, oltre che per le flatulenze, si dovrebbe areare la casa il più spesso possibile). Gli ioni (di sodio e cloro) sono presenti quando salate l’acqua per le vostre pietanze. Ci si può anche asciugare i capelli con gli ioni negativi che caricano negativamente il capello, compattandolo e lisciandolo.
Quelli di Litio servono nella maggior parte delle batterie comunemente impiegate nell’elettronica di consumo.
Insomma gli ioni ci sono sempre stati e sempre ci saranno, dobbiamo solo imparare a viverci immersi. Volendo possiamo anche osservarli. Come?
Questo è il problema che ho dovuto affrontare tempo fa al lavoro. Vi do la ricetta nel caso aveste anche voi tale problema:
  • Prendete un pezzo di quarzo e grattatelo fino a farlo diventare opaco;
  • mettetelo in una camera a vuoto spinto, ovvero dove non c’è quasi nulla oltre il vuoto;
  • prendete i vostri ioni;
  • inviateli in massa verso il pezzo di quarzo;
  • aspettate una manciata di nanosecondi. Il quarzo diventerà luminescente un po’ come nella figura qui giù, dove ho utilizzato ioni di Argon di un keV di energia (ovvero 1000 elettronvolt, ovvero 1,602176565 x 10-16 J; per rendere l’idea 4.184 J sono l’energia necessaria per innalzare di 1 °C (da 14,5 a 15,5) la temperatura di 1 g di acqua distillata a pressione di 1 atm.);

170424_AMU-PSI_34

Dunque gli ioni esistono e fanno male al povero quarzo. Ma come posso quantificarli? Come posso sapere quanti ioni vengono impiantati su un materiale?
Anche questo è un problema che ho dovuto affrontare tempo fa al lavoro. E anche in questo caso, vi do la ricetta qualora aveste anche voi tale problema, magari quando vi asciugate i capelli con il fohn ionico.
La prima cosa da fare è analizzare la foto su per ottenere il grafico 3D qui giù!
L’analisi consiste nel misurare il livello del segnale della tuo detector CCD (in questo caso installato nella mia macchina fotografica) in funzione dello spazio, cioè misurare la distribuzione spaziale del tuo fascio ionico e sapere a quale parte del materiale hai deciso di muovere guerra.
Surface PlotIn questo modo potrai sapere su quale area punta il tuo cannone ionico. Ciò fatto, non ti resta che misurare la corrente ionica (IC) nel tuo campione (conduttore) e il tempo di irradiazione. Applicando tale formula
Sans titre
dove e è la carica elementare, è possibile conoscere la fluenza ovvero la quantità di ioni che arrivano nel tuo campione in un lasso di tempo ben preciso. Adesso il tuo fascio ionico è ben caratterizzato!
 A volte nella nostra vita ci troviamo a convivere con delle cose che ci fanno male (per esempio i fasci ionici) o che ci destabilizzano (per esempio ricordare il testo di Non dirgli mai), e spesso l’unica soluzione per non finire nel baratro è conoscere tali cose per affrontarle meglio. Per adesso le mie ricerche mi hanno portato a studiare e conoscere i fasci ionici, e spero che questi grafici/equazione vi torneranno utili se anche voi doveste trovarvi difronte dei fasci (ionici o meno)/ionici (a fasci o meno) che hanno deciso di rendere meno tranquilla la vostra esistenza! Per quanto riguarda ciò che mi destabilizza, sono ancora lontano dal trovare una risposta, ma nel più roseo dei casi vi terrò informati con qualche altro grafico!