Ascesa – Ascending

Il respiro della civiltà
ascende in sordina,
sottofondo attutito dalla vertigine.

L’agrifoglio sull’orlo del precipizio,
bacche vermiglie sfidano
il vuoto.

Nebbia che si disperde,
vapore evaporato,
d’improvviso mostra
la grandezza del selciato calcareo.

 

agrifoglio
Foto di S. Minissale

 

Breath of civilization
damped ascends,
background muffled by vertigo.


The holly on the edge of the cliff,
scarlet berries challenge
the void.

Fog scattering,
evaporated vapour,
suddenly shows
the splendor of the limestone.

Salvatore Minissale

Nuova Epica Sicitaliana

Pedante e pedagogo, un’evidente radice comune (dal greco pais, fanciullo), una differenza di significato abbastanza netta.
Un pedagogo deve essere necessariamente pedante?
Non credo, un pedante spesso lascia solo ricordi negativi mentre penso che un pedagogo sia qualcuno capace di lasciare delle tracce utili e positive. Questi due aggettivi sono chiaramente abbastanza soggettivi e solo il tempo può caricarli di un concreto valore, che rimane comunque personale. Adesso, dopo un decennio, dalla fine dei miei studi obbligatori, mi accorgo che parecchie tracce, allora considerate solo semplici simpatici gradevoli graffi, si rivelano tutt’altro che innocue e probabilmente utili. Chiamerò il professore che alcune di tali tracce ha segnato, BA; BA come il tragitto Biancavilla-Adrano che ogni mattino ero costretto a intraprendere per recarmi al tempio della sacra istruzione obbligatoria di secondo grado.

Il fluire pedagogico di BA era contraddistinto, tra le altre, da tre caratteristiche: la prima, la più innocua, era aver creato un personaggio pseudo fittizio senza qualità da utilizzare come meglio pensava nelle sue storielle o parabole (darò il nome di Minissali a tale personaggio); la seconda caratteristica era il frequente utilizzo del sicitaliano, ovvero una miscela aleatoria di siciliano e italiano. Infine, la terza peculiarità era un maniacale e ricorrente utilizzo di alcune parole, che risultavano per questa ragione svuotate di significato agli occhi dei suoi acusmatici.  Queste due ultime caratteristiche (ben miscelate con un costante disaccordo tra aggettivo, sostantivo e verbo, in genere e numero) decredibilizzavano ai tempi la sua figura, almeno ai miei occhi. Mi accorgo, adesso, che proprio grazie a tali caratteristiche, non so quanto volontariamente utilizzate, le sue lectio magistralis hanno assunto per me un carattere quasi epico. Le parole ricorrenti erano come un tamburo tribale che dettava il ritmo nella sua danza leggiadra fra i grafitici banchi di scuola. Il sicitaliano un’armonia che caricava di epos la sua favella. Ritmo e armonia che creavano una Nuova Epica in salsa Sicitaliana (NES). È forse la potenza espressiva del NES che lo rende pedagogicamente attraente ed efficace. È sicuramente la potenza espressiva del NES che permette a BA di lasciare tracce e rendere ancora vivi nella mia memoria alcune poesie/autori/testi. BA non crea nuove forme e nuove storie. Con un lavoro di riadattamento crea un mondo non nuovo ma originale, abitato da personaggi e luoghi antichi, vestiti di una luce nuova. Il NES viene applicato a tutte le letterature: Ulisse è un bruto scaricatore di porto, il miles di Plauto non è più gloriosus, Carducci un poeta dialettarele. Ma il NES di BA raggiunge forse il suo apice nella creazione di una nuova Commedia. BA risciacqua i suoi panni nello Ionio e riscrive così la sua Divina Commedia aggiungendo prosopopea qb. Uno degli esempi più fulgidi di ciò che il NES è, è senza dubbio la spiegazione della legge del contrappasso, ecco un estratto:

“Faciti finta ca iu sugnu Danti, e vai’a spiegari a legge du contrappasso. Comu fazzu? Pigghiamu ‘n cristianu a casu, Minissali. Iddu na sa vita na fattu di cotti e di crude, fimmini, cosi… insomma è ‘n pezzu di … (gesto rotatorio della mano), diciamo un mascalzone. Perciò quannu u signuruzzu decide di mmazzarlo, u bbia all’Inferno. Ora u problema è che a Minissali ci piace assai a Cocacola, ed è qui che entra in gioco la legge del contrappasso. U Diavulu, che per definizione è diabolico comu sulu u Diavolu, invintau sta regola. Ppi farici capire ca nan sa viviri assai Cocacola, Minissali sarà punito per l’eternità in questo modo: du diavoli di basso rango u pigghiunu ogni matina versu i 7 e ci ziccunu na sucalora nda ucca. Da questo tubo cola Cocacola in continuazione ma con un cannaggio abbastanza forti da fare ffuccari Minissali, e la Cocacola ci nesci da tutti i purtusi, a ucca, a nasca, l’aricchi… e macari basta (gesto rotatorio della mano). Chissa è la legge del contrappasso fisica. Ma ne esiste un’altra di tipo mentale. Sempre i du diavoli risbigghiano ogni matina Minissali e lo incatenano in una serra assolata, screenshot_2016-12-10-01-28-05dove ci sono 40°C, di fronte a una vetrina. Una volta incatenato, i diavoli rapuno la tendina della vetrina. Quello che Minissali vede è uno spettacolo raccapricciante. Un sciume di Cocacola, menza ghiacciata, scorre di fronte a lui. Quando iddu comincia a sudare arrivano famiglie di dannati che piantano l’ombrellone in una spiaggetta e poi si bbiano ndo sciumi per rinfrescarsi. Giocano a palla e a racchettoni, mettono il meloni in una ansa per rinfrescarlo. E bevono Cocacola ghiacciata a garganella. Intanto Minissali suda e soffre. E suderà e soffrirà per l’eternità guardando sto sciumi di Cocacola.”

Cercando di essere un buon pedagogo, BA spiega la legge del contrappasso, ma parallelamente la utilizza con un altro scopo: sferzare un attacco agli eccessi del consumismo. La Coca-cola è qui rappresentata in maniera diabolica. Essa arriva fredda dai meandri caldi dell’inferno, per corrompere l’uomo, gettandolo nello sconforto, mostrandogli oasi di pace destinate presto a dileguarsi. Per fare tutto ciò BA costruisce una cornice solida basata sulla calura, sul sudore, sulla una luce prepotente, sulle visioni estive che un uomo del sud ha sicuramente sperimentato nella sua vita. Come una aedo, cerca un terreno comune con il pubblico per imbastire la sua storia, per costruire la sua epica, la sua Nuova Epica Sicitaliana.

Ti faccio un grafico? – Ioni

In un passato non troppo lontano ho sperato che la lettura di qualche libro di neuroscienza mi avrebbe aiutato a capire come funziona il cervello; e qualcosa, forse, l’ho pure capita, ma un dubbio è per adesso rimasto insoluto: perché certe sezioni della tua memoria sembrano riservate a delle informazioni che ti sembrano inutili, ovvero a delle cazzate? Perché devo ancora ricordare il testo di Non dirgli mai Il tuo maglione lungo sulle mani quel seno che non è cresciuto più le corse in bicicletta a primavera il vento profumava anche di te di questo tempo in due solo fotografie di Gigi D’Alessio dopo 15 anni dalla sua uscita? Sarei tentato di finanziare questa ricerca, se solo avessi qualche milione di euro da parte (lanciamo un crowfunding, che ne dite?).

Tra le cazzate che ricordo ancora bene, vi è un gioco adolescenziale che consiste nel ripetere velocemente la parola ionico (provateci: IonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonicoIonico…) ! Ecco ciò che la parte non stupida della mia mente deve sopportare quasi giornalmente quando lavoro, visto che spesso lavoro con degli ioni!
E anche voi potreste cadere nello stesso corto circuito visto che, anche se inconsapevolmente, avete a che fare ogni giorno con gli ioni! Gli ioni sono come il mare, arrivano all’improvviso e non sai mai da dove. Arrivano dallo spazio e potrebbero essere i responsabili di melanomi per i piloti e l’equipaggio in cabina degli aerei, ma anche per chi viaggia spesso in aereo. Sono facilmente prodotti della particelle Alfa emesse per esempio dal Radon che si trova, molto probabilmente, nei materiali di cui la vostra casa è costruita (per questo motivo, oltre che per le flatulenze, si dovrebbe areare la casa il più spesso possibile). Gli ioni (di sodio e cloro) sono presenti quando salate l’acqua per le vostre pietanze. Ci si può anche asciugare i capelli con gli ioni negativi che caricano negativamente il capello, compattandolo e lisciandolo.
Quelli di Litio servono nella maggior parte delle batterie comunemente impiegate nell’elettronica di consumo.
Insomma gli ioni ci sono sempre stati e sempre ci saranno, dobbiamo solo imparare a viverci immersi. Volendo possiamo anche osservarli. Come?
Questo è il problema che ho dovuto affrontare tempo fa al lavoro. Vi do la ricetta nel caso aveste anche voi tale problema:
  • Prendete un pezzo di quarzo e grattatelo fino a farlo diventare opaco;
  • mettetelo in una camera a vuoto spinto, ovvero dove non c’è quasi nulla oltre il vuoto;
  • prendete i vostri ioni;
  • inviateli in massa verso il pezzo di quarzo;
  • aspettate una manciata di nanosecondi. Il quarzo diventerà luminescente un po’ come nella figura qui giù, dove ho utilizzato ioni di Argon di un keV di energia (ovvero 1000 elettronvolt, ovvero 1,602176565 x 10-16 J; per rendere l’idea 4.184 J sono l’energia necessaria per innalzare di 1 °C (da 14,5 a 15,5) la temperatura di 1 g di acqua distillata a pressione di 1 atm.);

170424_AMU-PSI_34

Dunque gli ioni esistono e fanno male al povero quarzo. Ma come posso quantificarli? Come posso sapere quanti ioni vengono impiantati su un materiale?
Anche questo è un problema che ho dovuto affrontare tempo fa al lavoro. E anche in questo caso, vi do la ricetta qualora aveste anche voi tale problema, magari quando vi asciugate i capelli con il fohn ionico.
La prima cosa da fare è analizzare la foto su per ottenere il grafico 3D qui giù!
L’analisi consiste nel misurare il livello del segnale della tuo detector CCD (in questo caso installato nella mia macchina fotografica) in funzione dello spazio, cioè misurare la distribuzione spaziale del tuo fascio ionico e sapere a quale parte del materiale hai deciso di muovere guerra.
Surface PlotIn questo modo potrai sapere su quale area punta il tuo cannone ionico. Ciò fatto, non ti resta che misurare la corrente ionica (IC) nel tuo campione (conduttore) e il tempo di irradiazione. Applicando tale formula
Sans titre
dove e è la carica elementare, è possibile conoscere la fluenza ovvero la quantità di ioni che arrivano nel tuo campione in un lasso di tempo ben preciso. Adesso il tuo fascio ionico è ben caratterizzato!
 A volte nella nostra vita ci troviamo a convivere con delle cose che ci fanno male (per esempio i fasci ionici) o che ci destabilizzano (per esempio ricordare il testo di Non dirgli mai), e spesso l’unica soluzione per non finire nel baratro è conoscere tali cose per affrontarle meglio. Per adesso le mie ricerche mi hanno portato a studiare e conoscere i fasci ionici, e spero che questi grafici/equazione vi torneranno utili se anche voi doveste trovarvi difronte dei fasci (ionici o meno)/ionici (a fasci o meno) che hanno deciso di rendere meno tranquilla la vostra esistenza! Per quanto riguarda ciò che mi destabilizza, sono ancora lontano dal trovare una risposta, ma nel più roseo dei casi vi terrò informati con qualche altro grafico!

Rotazioni serali – Evening rotations

Stella appoggiata sul monte,
profilo nella sera
Le sfumature di buio
rivelano le distanze

Le nostre distanze fisiche
le nostre distanze mentali

La stella fluttua ancora sulla montagna
l’unica in questo imbrunire
Fari fendono il sentiero
lontani, vicini e poi lontani

Al centro di questa valle,
ancorato al suolo,
ruoto di 360 gradi
in entrambi i sensi

Ancora la stella,
ora, amuleto minimo sul capo del monte

Ancora io,
di fronte il dubbio e lo stupore

monte
Foto di Salvatore Minissale

Star leaning on the mountain,
contour in the evening
The shades of darkness
reveal distances

Our physical distances
Our mental distances

The star still floats on the mount
the only one in this nightfall
Headlights plough through the path
far away, closer and far again

In the middle of the valley
anchored to the ground
I revolve over 360 degrees
in both directions

The star still there,
now, minimal amulet on the head of the mount

Me still here,
in front, the doubt and the wonder

Salvatore Minissale

Ti faccio un grafico? – Bici1

Se qualcuno mi domandasse se siano nati prima i numeri o i grafici, tentennerei.
E forse risponderei: i grafici, ma non come li vediamo adesso. Piuttosto ciò che rappresentano. Ovvero un modo di rappresentare e di codificare la realtà.
D’altro canto dei grafici senza numeri sarebbero solo una vuota cornice; cornice filosoficamente intrigante, ma che avrebbe avuto difficoltà ad intrappolare a lungo un vuoto evanescente.
E allora sì, forse sono nati prima i numeri, ma i grafici erano lì accanto, forse venuti alla luce poco dopo. O forse sono semplicemente dei gemelli eterozigoti. Immaginate dei numeri soli. Senza contesto. Che senso avrebbero?

Cento. Sì ma cento cosa? Cento pecore. freccieAh d’accordo ora capisco.

Sì, perché pecore è il contesto e da un significato al cento. Forse un po’ troppo criptico in questo caso, ma pur sempre un significato. Ecco, il grafico è il contesto che diamo ai numeri. È il modo che abbiamo per interpretarli, o meglio, è il modo che abbiamo per interpretare ciò che ci circonda. E sono questi due verbi (ndr interpretare e circondare), oltre alla mancanza di fantasia creativa irrazionale, che mi hanno fatto innamorare dei grafici. Sono uno strumento troppo semplice, strumento che non riesco a non usare quando voglio interpretare ciò che mi circonda. E visto che sempre qualcosa mi circonda e ho spesso voglia d’interpretare, creo in continuazione grafici, reali, complessi, 2D, 3D, sul mio peso, sul volume del pane in funzione del tempo di cottura, sul numero di patate andate a male per settimana in relazione alla loro distanza con le cipolle, sul numero di grafici fatti in funzione degli anni. Insomma suonare la tromba al matrimonio della mia ex non avrebbe prezzo, per tutto il resto faccio un grafico.

La prima serie di grafici riguarda uno sport che pratico ormai da 12, in maniera più o meno intensiva, ovvero il ciclismo. bicinumeri
E la maggior parte dei chilometri che ho macinato sono stati accompagnati dalla sofferenza. La sofferenza stanca e un po’ tutti cerchiamo un modo per mascherarla prima di tutto a noi stessi. Il modo migliore che ho trovato per non far diventare la sofferenza un’ossessione è servirmi dei numeri e dei calcoli, essendo troppo complicato utilizzare carta e penna per creare grafici mentre si pedala. Fortunatamente ci sono sempre tante cose da misurare quando sei su una sella: i chilometri fatti, quelli che restano, i battiti cardiaci, l’altimetria, le pedalate per minuto, le calorie bruciate, l’orario, la media oraria, la velocità istantanea. Insomma oltre le tue gambe anche il tuo cervello può avere un bel da fare in un banale giro in bici. Ma cosa resta di tutti questi numeri, quando arrivato a casa ti stravacchi sul divano? Le sensazioni restano, le visioni e i profumi pure, ma dei numeri niente, a meno che un grafico non venga in tuo soccorso!
Del Mont Ventoux, per esempio, ricordo ancora troppo bene la sofferenza dell’ascesa e la gioia dello scollinamento. Forse devo ciò anche al mio professore di liceo, che con fare gasmaniano ci raccontava la petrarchiana ascesa,  che ha impresso delle immagini nella mia mente che difficilmente potranno sbiadirsi. Ma di quei numeri cosa ne sarebbe stato senza un salvifico grafico (come quello qua giù, per intenderci)?
MontVentoux.png

Volendo estendere il tutto, come possono essere usati tutti questi numeri per capire chi sei (in bici)?
Ci sono diversi modi: il primo che mi viene in mente è cercare di capire come le mie medie sono influenzate dal dislivello, come mostro nel grafico qui giù.
Media.png
Come era facile aspettarsi, le mie medie si abbassano notevolmente con il dislivello, indicando che dello scalatore non ho né il sangue né il fisico.
Dalle medie si potrebbe anche capire se la tua condizione migliora col tempo, ma ciò non è così semplice e richiede qualche ipotesi supplementare. Infatti le medie dipendono da diversi fattori, e ne terrò in considerazione solo due: il dislivello e la lunghezza dell’allenamento.

Se volessimo dunque costruire un fattore che valuti l’efficienza del tuo allenamento, si dovrebbe tenere conto di questi tre parametri. Ho costruito il fattore (FE) utilizzando questa formula:

equazionePiù alto è il fattore, più potrai essere soddisfatto dalla tua prova ciclistica. L’idea dietro tale formula è che il fattore di efficienza dovrebbe aumentare fortemente in funzione della media (da qui il cubo) che però deve essere pesata sulla pendenza ovvero il rapporto dislivello/lunghezza, altrimenti il fattore sarebbe alto solo per le prove in pianura e molto basso per la montagna. Inoltre la media deve essere direttamente legata al dislivello, visto che come ho mostrato nel grafico precedente i due parametri sono (abbastanza) correlati. Per questo motivo ho aggiunto il termine esponenziale che tende ad uno per grandi dislivelli o medie elevate. I risultati sono mostrati nel grafico sottostante per un periodo di un anno e indicano che la mia forma è rimasta più o meno invariata negli ultimi dodici mesi, ovvero much ado about nothing. A dire il vero sembra stia scendendo, il declino fisiologico sta già bussando alla porta?*
fattore1

* a e b sono fattori di normalizzazione.

Risveglio

Sfogli ancora il catalogo ikea
mentre sforzi i tuoi sfinteri
la solita cena improvvisata.

Prima o poi regolarizzerai la tua dieta
la piramide alimentare
le fibre
i liquidi
eccetera
eccetera

Ammiri un sorriso svedese
quella casa tra i boschi
il lago bagnato dal sole
i bambinetti che corrono allegri
la colazione pronta abbondante
eccetera
eccetera

Fuori piove
le piastrelle anni ’50
non danno calore
il caffè si è freddato
il pane raffermo
eccetera
eccetera

Schifo

300 pagine di carta riciclata
300 pagine di vita riciclata

Calzini spaiati – Odd socks

Una vita tranquilla in quella cassa
puzzando insieme per proteggerci dal freddo.
Ma quel giorno che dal metallo forato fummo inghiottiti
tutto cambiò.

Bianca spuma rompere le linee di vista e
braccia non abbastanza lunghe per ritrovare il contatto.

La solitudine dopo la tempesta.
Un naufragio che non uccide, ma che allontana.
Allontana dal compagno di viaggio, viaggio che non vuol morire
creando nelle idee uno splendido diversificio.

Viaggi paralleli, in altri luoghi,
salpando verso la Thule.
Vite parallele, tra altri amici,
in vista di una possibile curvatura.
Verità parallele, di altre coppie,
daltonismi inconsciamente creati.

Un giuoco delle parti, ormai compreso,
da gestire con instancabile pazienza.


A quiet life in that box
stinking together to protect us from the cold weather.
But that day, when by the perforated metal we were swallowed,
everything changed.

White foam breaking lines of sight and
arms not long enough to find the contact.

The loneliness after the storm.
A shipwreck that does not kill, but pushes away.
It pushes away from the travel buddy, travel that does not die
creating in the mind a wonderful plant of the different.

Parallel travels, in other places,
by sailing towards the Thule.
Parallel lives, between other friends,
in view of a possible curvature.
Parallel truth, to other couples,
color-blindness unconsciously created.

The rules of the game, now understood,
to be managed with tireless patience.