Tormento orizzontale – Horizontal torment

Il caldo odore di quelle pietre
sulle mie ossa indolenzite.
Mi parlarono:
Il corpo va
finché tu lo vorrai,
dopo, solo il nostro tormento orizzontale.

Ancora qualche torbida parola
e mi supplicarono di essere gettate
nelle fresche acque.

Poi tacquero
e ringraziandole le alleviai
dal loro caldo continuo tormento.


The warm smell of those stones
on my achy bones.
They talked to me:
The body goes
as long as you want,
after, only our horizontal torment.

Some nasty word more
and they begged me to be thrown
in fresh waters.

Then they fell silent
and I soothed by thanking them
their warm continuous torment.

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Incipit V – Il bagnante del crepuscolo

Appena arrivati in spiaggia, il mio occhio si concentrò subito su un particolare inaspettato: avevo sempre visto il sole nascere in mezzo al mare e fui stupito quando vidi che qui nasceva dalla terra, probabilmente lì dove la spiaggia sembrava morire. Volto lo sguardo ad ovest, notai un lembo di spiaggia dove la sabbia era ancora calda. La indicai ad Emma, che corse, con la sua caratteristica andatura a braccia larghe, fra quel carnaio inerme per conquistare l’ultimo buco di spiaggia. Arrivai con qualche secondo di ritardo e stesi quella che io chiamavo tovaglia in direzione del mare. Emma mi guardò stranita e pensai di avere qualche buco nel telo o addirittura nel costume. Mi disse che il sole era dall’altro lato e che quindi dovevo cambiare la posizione del telo, questa era la prima regola per una buona abbronzatura. Le risposi che non avrei girato di novanta gradi la tovaglia, che me ne fregavo dell’abbronzatura e che venivo in spiaggia per il mare, non per il sole. Volevo quindi osservare il mare, non quel caldo oggetto che era solo fonte di seccature e sudore. Mi rispose che non mi aveva mai visto venire nei giorni grigi qui in spiaggia quindi il sole non mi era così inutile come volevo far credere. Le feci notare, forse in maniera un tantino arrogante, che si sbagliava e che tra l’altro la nostra giovane relazione non aveva mai visto giorni grigi in estate. Lei mi rispose… ma la discussione stava prendendo una brutta piega e con la scusa di un reale sudore le dissi che dovevo andare a bagnarmi, nonostante un’acqua che in altri momenti non mi avrebbe lontanamente tentato.fotocrepuscolo.jpg

Da quel giorno un dubbio, ancora insoluto, mi si insinuò nella testa: rendere omaggio al mare o al sole?
Da quel giorno non osai più stendere il mio telo in presenza del sole, restò sempre ben piegato o appallottolato accanto a me.
Da quel giorno decisi di divenire un bagnante del crepuscolo.

Trottoir a vermeti

Come un trottoir a vermeti

la mia pelle spessa

è una corazza impenetrabile

irremovibile

ma a tratti pusillanime

e strato su strato

inviluppa i residui

gorgoglii dell’animo

 

Alghe e molluschi si rincorrono

negli anfratti nascosti

con la speranza di passare inosservati

ma è facile scoprirli –

inadeguati dopo la marea

 

e li  dove la linea delle onde basse

massaggia dolcemente

queste mie concrezioni ciniche

aspetto sempre che il solito timido moto

l’ennesimo stimolo stolto

riaffiori in superficie

ammorbidendo i gusci

di queste conchiglie bisbetiche

 

trottoir a vermeti.JPG

Quando muore la bellezza

Quando muore la bellezza

la morte sembra un pò più morte

quei quattro astri accesi

si fanno più piccoli e lontani

refrattari all’ennesimo spasimo

e nel cupo di un ammanto sbiadito

galleggia il languore

 

bellezza.JPG

When beauty dies

When beauty dies

death seems to be more death

four stars turned on

make themselves smaller and farther

unwilling to our agony

and in the dark of a faded mantle

our listlessness floats

La direction du mal-être

Ami, remplis mon verre,
Sans les mains jointes
Dans la direction du mal-être,
Les cheveux sont blancs désormais,
Sois sage mon ami,
Remplis mon verre.


Amico, riempimi il bicchiere,
Senza le mani giunte
Nella direzione del malessere,
I capelli son bianchi ormai,
Sii buono mio amico,
Riempimi il bicchiere.


Friend, fill my glass,
Without the hands joined
In the direction of ill-being,
The hair is already white,
Be wise my friend,
Fill my glass.

Ti faccio un grafico*** – Carta igienica

Io cerco di non usare carta igienica. L’avversione deriva dal fatto che, siccome non la vogliamo normale crespa riciclata, la facciamo con la polpa di cellulosa …io preferisco usare limitatamente la carta e andare di mano.

Così ha risposto il geologo Mario Tozzi, intervistato da Radio 24, riguardo il lavaggio dell’ano dopo la defecazione. Sicuramente sarebbero poche le persone, almeno in “Occidente”, pronte a seguire il suo esempio, imbrattandosi le mani quotidianamente; l’utilizzo di carta igienica sembra ancora un’inevitabile scelta. Ma la domanda sorge spontanea, almeno nella mia testa: quanta carta igienica consumiamo e quindi quanti alberi tagliamo annualmente per la nostra igiene anale. Per rispondere a tali domande dobbiamo lanciarci in svariati calcoli e differenti ipotesi, a volte azzardate. Dobbiamo sapere, innanzitutto, quanti strappi di carta igienica vengono usati per atto. Facendo qualche ricerca su internet (qui, qui, qui, …) sembrerebbe che mediamente si utilizzino circa 10-15 strappi, valore che dipende essenzialmente da due fattori: la morbidezza delle feci e la paura di traforo del pulitore.

Adesso sarà necessario sapere quanto tempo dura mediamente un rotolo di carta igienica. Per avere questa informazione dobbiamo conoscere quanti strappi ha un rotolo di carta igienica e la cadenza cacatoria. Dopo numerose ricerche, ho isolato un campione di una decina di tipi di carta igienica (ho evitato i maxi-rotoli) di diverso prezzo e grammatura. Il valore medio è di 217 strappi per rotolo come indicato nella figura in basso.

Strappi_rotolo.png

Considerando una media defecativa giornaliera di 1 (c’è chi lo fa due volte al giorno, chi una ogni tre giorni), troviamo 3650-5475 strappi per anno, ovvero tra i 17 e i 25 rotoli annui per persona. Come dicevo le diverse marche, producono rotoli con diversa grammatura a seconda della quantità di veli per strappo e della qualità della cellulosa stessa. Valori tipici variano tra i 16 e i 30 grammi per metro quadrato. Questo è coerente con ciò che ho misurato nella mia sala da bagno. Le dimensioni di uno strappo della carta igienica che uso attualmente sono 9 cm (larghezza)*12.7 cm (lunghezza). Ogni rotolo possiede 300 strappi e pesa 110 grammi (cartoncino interno escluso ovviamente). Dunque abbiamo: Sans titreCiò equivale a circa (prendo i 110 grammi per rotolo come valore) 2-3 kg di carta igienica per anno. Secondo questo articolo si arriva anche a 17 kg per i britannici, 20 per gli statunitensi e 4 nei paesi baltici. Possiamo lanciarci in due calcoli, uno ottimistico in cui consideriamo 3 kg come media mondiale ed uno pessimistico di 6 Kg.

Ci mancano ancora due dati per sapere qual è l’impronta ecologica delle cacate dell’umanità. Il primo dato è la quantità di persone che utilizza la carta igienica, il secondo quanti kilogrammi di carta igienica vengono prodotti per albero.

La prima domanda potrebbe sembrare ovvia per un “occidentale”, ovvero 7 miliardi circa. Penso che per la maggior parte degli occidentali, l’utilizzo della carta igienica sia un atto naturale e necessario come respirare o bere. Ma fortunatamente la doxa occidentale non è sempre corretta e altri modelli sono spesso utilizzati. Sapere quante persone usano la carta igienica non è molto facile. In generale la carta igienica è diffusa soprattutto nella cultura occidentale (Europa e USA e “derivati”), molto meno in quella orientale. Gli indiani per esempio non usano carta igienica. Sembrerebbe che anche i cinesi non siano grandi consumatori di carta igienica, almeno per il momento. E  i musulmani lo devono fare con cautela, visto che Allah li sorveglia anche quando si liberano dei loro peccati materiali. Il pudore dei giornalisti e la vergogna di chi risponde non permettono una statistica completa; per questo motivo fornire un dato esatto non è per niente semplice. Anche in questo caso prendo in considerazione due possibilità: 2 o 4 miliardi di persone utilizzano carta igienica quotidianamente.

Ci siamo quasi! Calcoliamo adesso la quantità totale di carta igienica consumata nel mondo. Tale valore dovrebbe essere compreso tra 6 miliardi (2 miliardi di persone per 3 kg) e 24 miliardi (4*6 kg) di kg. Quanti alberi sono necessari per produrre tale quantità di carta igienica? Un albero produce 45 kg di carta igienica*, quindi troviamo 6/24 miliardi di kg /45 kg=130-530 milioni di alberi l’anno.

Un articolo pubblicato recentemente su Nature ha stimato una densità di alberi di circa 429 alberi per ettaro, ovvero circa 23 m2 per albero. Qui giù un grafico tratto dall’articolo di Crowther et al. 2015

cro2015

Questo vuol dire che tagliamo tra i 3 mila e i 12 mila km2 di foreste ogni anno per allietare quotidianamente le nostre giornate (per intenderci, la Sicilia ha una superficie di 25 mila km2). Lo stesso articolo afferma che al mondo ci siano circa 3000 miliardi di alberi nel mondo quindi per concludere meno dello 0.02 % degli alberi è tagliata e finisce nelle nostre fogne. Potrebbe sembrare una quantità infinitesimale, ma bisogna fare alcune considerazioni. La prima è che tale carta non può essere riciclata, la seconda è che l’impronta ecologica della sua produzione non risiede solo nella materia prima, ma pure nell’energia utilizzata durante il processo di trasformazione della materia prima (taglio degli alberi, estrazione della cellulosa, produzione carta igienica) e durante il lungo trasporto del prodotto finale verso i nostri cessi. Entrare nel dettaglio di ogni processo è cosa abbastanza ardua e servirebbero altrettanti Ti faccio un grafico?.

Non so quale sia l’effettivo apporto dell’utilizzo della carta igienica al riscaldamento globale. In attesa di scoprirlo, seguo il consiglio di Tozzi, e nel mio cantuccio cerco di limitare il suo utilizzo**, cercando di creare il disagio minore al nostro ambiente e al mio ano.

Al prossimo grafico!

*Riferimento bibliografico non molto accurato. ** Per esempio non andando in bagno per giorni in modo da far seccare al cacca e consumare meno carta igienica nella post-defecatio. *** Il grafico più importante di questo post è stato copiato da un articolo pubblicato su Nature, quindi per essere più preciso il titolo del post dovrebbe essere Ti mostro un grafico… ma per questioni di policy del blog, non mi è stato permesso. Non me ne vogliate.

Partenza

Avevo terminato le lacrime per mostrarle la mia riconoscenza.
I miei occhi ormai aridi, un humus di ricordi fra le conosciute vie.
Il mio leggero sguardo non aveva più prede, se non la realtà.

Avevo terminato le lacrime per mostrarle la mia paura.
La mia angoscia non bagnava più i miei piedi,
L’ansia seguiva felice il mio passo.

Non aveva più meta il mio lento camminare,
se non calpestare,
per l’ultima volta,
quella realtà.

Paris_Panorama.png